principi di cartografia
Significato cartografia
Tratto da wikipedia : La cartografia è l'insieme di conoscenze scientifiche, tecniche e artistiche finalizzate alla rappresentazione simbolica ma veritiera di informazioni geografiche - o statistiche, demografiche, economiche, politiche, culturali, comunque in relazione al luogo geografico nel quale si realizzano - su supporti piani (carte geografiche) o sferici (globi). Le tecniche geometriche o matematiche che trasformano i punti espressi in coordinate geografiche in punti espressi in coordinate cartesiane si chiamano proiezioni cartografiche. Gli studi cartografici e le relative applicazioni nei diversi campi applicativi sono state rivoluzionate dallo sviluppo e dalla diffusione dei sistemi informativi geografici (GIS).
Cartografia tutto di tutto
Principi di cartografia
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1 Cenni storici :
Le prime raffigurazioni territoriali sono graffiti su roccia, su osso o su tavolette di argilla, avendo preceduto di millenni l'invenzione del papiro e della carta. Coloro che hanno realizzato le prime carte geografiche hanno iniziato disegnando quel che vedevano attorno, ampliando sempre più il campo di osservazione: tutto naturale, essendo la carta uno strumento per padroneggiare li territorio, a cominciare da quello circostante.
Con lo svilupparsi delle grandi civiltà medio orientali, la necessità di conservare traccia dei propri territori e di quelli conquistati sfocia nei primi abbozzi cartografici, realizzati per lo più con incisioni su tavolette d'argilla. Testimonianze degne di menzione sono una tavoletta, trovata in Mesopotamia, databile intorno al 2400-2200 a.C., raffigurante fenomeni fisici (l'Eufrate...) ed umani (città...), una tavoletta con la descrizione di Nippur, l'antico centro culturale dei Sumeri, e il cosiddetto "mappamondo babilonese", proveniente da Uruk, che rappresenta la Terra a guisa di un cerchio circondato dall'acqua.

Quindi, tutto quello che esploratori e ricercatori hanno scoperto, determinato e misurato sulla superficie terrestre è stato, per risultare di qualche utilità, riportato graficamente per mezzo di disegni che sono appunto le carte geografiche.
Queste sono delle rappresentazioni particolari della superficie terrestre. Le rappresentazioni cartografiche hanno una notevole importanza sia dal punto di vista pratico che scientifico. Queste per i geografo rappresentano un importante strumento per poter applicare il concetto di estensione o di distribuzione spaziale. L’importanza scientifica è data dalle informazioni che dalle carte si possono ricavare e/o che sulla carta si possono riportare durante la fase della compilazione. L’importanza dal punto di vista pratico è data dal fatto che esse servono per la realizzazione d’attività economiche e di controllo del territorio da parte dello Stato o delle Regioni. A tale proposito l’IGM (Istituto Geografico Militare) è preposto alla realizzazione e all’aggiornamento delle carte topografiche al 100.000 ed al 25.000.
Una carta geografica per essere veramente utile deve essere letta con precisione, interpretata correttamente ed utilizzata per effettuare misurazioni e calcoli svariati. D’altra parte la lettura e l’interpretazione dei dati è possibile solo conoscendo le tecniche della cartografia .
1 Cartografia greca e romana
Le carte più antiche furono rappresentate con tecniche assai approssimate, eseguite riportando i vari oggetti del paesaggio geografico con i riferimenti dati dai punti cardinali e dalle distanze relative. I primi mappamondi dei filosofi ionici ( pinax ) rappresentavano la Terra come un disco circondata da oceani, diviso trasversalmente in due parti , Europa ed Asia, dal Mediterraneo, in cui sporgevano grossolanamente le penisole che vi si protendono.
Dicearco da Messina, per poter fissare con precisione sulla carta le posizioni dei singoli punti tracciò una linea di riferimento detta diafragma che univa Messina, Atene e Rodi ; ed una linea perpendicolare che la incrociava all’altezza di Rodi e che poteva rappresentare un meridiano fondamentale di riferimento.
Ipparco da Nicea, (II sec. a.c.), affermò che per trovare la posizione dei punti sulla Terra occorre basarsi esclusivamente sui metodi astronomici, trovando di ogni punto la latitudine con l’altezza degli astri, e la longitudine valendosi della differenza dei tempi locali, cioè la differenza di ora.
Claudio Tolomeo (II sec. a.c.), fu il primo a costruire un mappamondo in proiezione conica per rappresentare la superficie terrestre basandosi sui metodi matematici e geometrici. Egli effettuò tali rappresentazioni utilizzando un gran numero di dati sulla latitudine e sulla longitudine, riportati in proiezione conica con paralleli circolari e meridiani convergenti verso i poli.

La Geografia di Tolomeo (studiata dagli Arabi) venne introdotta nel mondo della cultura europea solo nel secolo XII dall'arabo Abu Abd Allah Muhammad al Idrisi (1099-1164 d.C.). Vi sono poi riproduzioni ancora più recenti come quella dovuta al monaco Planudes (1260-1310) che rinvenne il manoscritto originale.
La cartografia romana perseguì scopi pratici occupandosi della costruzione di carte itinerarie ad uso dei mercanti dei funzionari e dei militari. Esempio di tale tipo di carta è rappresentato dalla Tabula Peutingeriana in cui è indicata l’intera estensione dell’Impero Romano con strade, stazioni di sosta, fiumi e monti.

1 La cartografia medioevale
Nel Medioevo, come per tutte le altre scienze, anche la geografia e la cartografia decaddero. Nel XII sec. la rappresentazione dei mappamondi era più rozza di quella dei filosofi ionici con una struttura a “T” in cui la parte verticale rappresentava il Mediterraneo e con quella orizzontale il Tanais (Don) e dall’altro il Nilo, separanti le tre parti allora conosciute (Europa, Asia, Africa). Il tutto era circondato da un anello che rappresentava l’Oceano.
Nella seconda metà del Medio Evo, quindi, la migliore scuola cartografica era quella araba sempre tesa a riprodurre il disegno effettivo di terre e mari. Punto cardinale cui destinare la parte alta della carta era per gli Arabi il sud, forse perché quotidianamente il Sole a mezzogiorno indica sempre il sud, pur cambiando l'altezza. Le direzioni da cui il Sole spunta ad oriente e tramonta verso occidente, invece, cambiano ogni giorno.
In seguito l'aumento dei traffici marittimi rese nuovamente necessario per i cartografi del Mediterraneo settentrionale il riportare sulle carte la realtà terrestre, più che quella celeste. I naviganti si dirigevano basandosi sulle stelle, in particolare sulla Polare, e si cominciava a diffondere l'uso della bussola: la posizione
più alta delle carte passò ineluttabilmente al nord. Così, a partire dal XIII sec., con il perfezionamento e la diffusione della bussola, e con l’esperienza degli infaticabili marinai italiani portoghesi e catalani, s’iniziarono a raccogliere dati sempre più precisi sulla distanze delle località costiere del Mediterraneo, delle coste dell’Europa e dell’Africa atlantica per costruite le prime carte nautiche ; in queste carte dette al “compasso” la posizione dei vari punti era individuata da una “rosa dei venti” che si incrociava con la direzione di altre rosette disposte in circolo intorno alla prima. Questa carta era accompagnata dalla descrizione della costa e degli approdi, chiamata oggi portolani.Fin dai primi anni del ‘300 s’iniziarono a costruire carte rappresentanti non solo le coste, ma anche le zone interne ai continenti, e presero il nome di “Carte Continentali” o di terraferma.
1 Cartografia rinascimentale e moderna
Nel XV secolo s’iniziò a conoscere, prima in Italia e poi nel resto d’Europa, la geografia di Tolomeo basata su metodi matematici e geometrici. Essa ebbe una notevole importanza nella formazione della moderna cartografia. Sicché dal ‘400 si iniziarono a costruire le carte geografiche utilizzando una rete di meridiani e paralleli. Questi, posti a uguale distanza definivano i vari punti con la loro posizione astronomica. Nella seconda metà del XVI secolo, con l’allargamento dell’orizzonte geografico si affrontò il problema della rappresentazione dell’intera superficie terrestre con procedimenti geometrici e matematici che sono appunto le proiezioni geografiche.Cartografo di primo piano è in questo periodo Gerardo Cramer, detto “Mercatore”, che inventò un tipo di proiezione che porta il suo nome e disegnò una serie di carte riunite in modo ordinato in una raccolta col titolo di “Atlante”.
Da ricordare è, inoltre, Snellius che ideò un sistema di misurazione indiretta delle distanze detta “Triangolazione”. Questo sistema è tuttora utilizzato per la costruzione di carte topografiche.
Molte altre innovazioni furono introdotte in seguito, dai vari cartografi europei che permisero il passaggio dalla cartografia empirica , praticata fin all’inizio del ‘700, alla cartografia scientifica, la cui base è geodetica : cioè costituita dalla determinazione astronomica della posizione dei punti e della misura indiretta delle distanze.
1 La forma della terra
Oggi sappiamo che la Terra ha una forma approssimativamente sferica con uno schiacciamento polare ed un rigonfiamento equatoriale, questo a causa della rotazione terrestre. A conferma del fatto che la Terra è sferica gli antichi addussero delle osservazioni astronomiche : altri corpi celesti, proiezione dell’ombra della Terra sulla Luna durante l’eclissi lunare (Aristotele), cambiamento dell’altezza delle stelle sull’orizzonte procedendo lungo un meridiano (Eudosso di Cnido), modo di apparire in mare degli oggetti più elevati, figura dell’orizzonte, variazione dell’ampiezza dell’orizzonte con l’altezza.
Reticolo geografico Data la forma sferoidale della Terra si possono distinguere un asse, intorno al quale la Terra ruota, e due poli, all’estremità dell’asse : Polo Nord o Boreale o Artico e Polo Sud o Australe o Antartide. Il Polo Nord è quello rivolto verso la Stella Polare.
Il piano perpendicolare all’asse terrestre passante per il centro della Terra determina una circonferenza massima detta Equatore che distingue due emisferi : quello settentrionale o boreale e quello meridionale o australe.
I paralleli sono delle circonferenze minori, parallele all’Equatore poste a Nord e a Sud di esso. Il grado di parallelo ha una lunghezza variabile, decrescente (da un massimo di Km 111, 307 sull’Equatore) dall’Equatore ai Poli (dove è zero).
I paralleli sono indicati con la latitudine.
I meridiani sono semicirconferenze che hanno all’estremità i due poli e tagliano ad angolo retto paralleli ed Equatore. Il meridiano con il suo antimeridiano forma il circolo meridiano . La lunghezza del grado di meridiano è di Km. 111,121. Ogni meridiano si indica con la longitudine.
L'insieme di paralleli e meridiani costituisce un reticolato geografico tale che per ogni punto della Terra passa un solo meridiano e un solo parallelo. Assegnando a tutti un numero, i loro valori costituiscono le coordinate geografiche, diverse per ogni punto della Terra: latitudine e longitudine. Si tratta di valori angolari, e quindi divisi in gradi, minuti e secondi.

1 Determinazione della posizione dei punti sulla Terra e coordinate geografiche.
Per determinare la posizione relativa di un punto rispetto ad un altro l’uomo ha utilizzato la posizione degli astri e il magnetismo.
A causa della rotazione terrestre il Sole e tutti gli astri si elevano sempre da una parte dell’orizzonte detto oriente o levante e tramontano dalla parte opposta detta ponente o occidente.
Sono state così distinte quattro posizioni durante il corso apparente del Sole sulla volta celeste : i punti cardinali. Essi sono : il punto dove il Sole sorge nel giorno dell’equinozio è detto oriente, dove esso tramonta nello stesso giorno è detto occidente, il punto dove raggiunge la massima culminazione è detto mezzogiorno, il punto opposto è detto mezzanotte o tramontana. Questi punti sono stati poi indicati con i termini di origine germanica : Nord, Sud , Est, Ovest. La ricerca di tali punti è detta orientamento.
Non essendo sufficienti i quattro punti cardinali se ne aggiunsero altri quattro intermedi ai primi per un complesso di otto direzioni detta Rosa dei Venti. Infatti, la rosa dei venti indica la direzione in cui soffiano i venti principali che sono : a nord la Tramontana, a Nord-Est il Greco, a Est il Levante, a Sud-Est lo Scirocco, a Sud l’Ostro, a Sud-Ovest il Libeccio a Ovest il Ponente, a Nord-Ovest il Maestrale.

Durante il giorno si osserva la posizione del Sole, a mezzogiorno esso indica il Sud, volgendo le spalle al Sole si avrà di fronte il Nord a sinistra l’Ovest e a destra l’Est. Nelle ore intermedie ci si potrà orientare approssimativamente con l’orologio. Rivolgendo la lancetta delle ore al Sole la bisettrice dell’angolo da essa formata con la linea 12-6 indica il Sud o il Nord a seconda che è mattina o pomeriggio. Di notte l’orientamento è dato, nell’emisfero settentrionale, dalla posizione della Stella Polare, nell’emisfero meridionale dalla Croce del Sud.L’orientamento strumentale si ottiene con la bussola costituita da un ago magnetizzato che si orienta col campo magnetico terrestre in direzione Nord-Sud, con la punta magnetizzata a Nord. Dato che il Nord magnetico differisce da quello geografico occorre pertanto effettuare la correzione della declinazione magnetica, indicata sulle carte.
Per orientare una carta topografica basta disporre la carta in modo tale che la parte superiore della carta sia orientata in direzione Nord o attraverso l’osservazione della posizione del Sole oppure osservando la bussola. Sul terreno saranno poi individuati dei puti di riferimento riportati sulla carta ; fatta questa operazione sarà facile ritrovare tutti gli elementi presenti sul terreno, tranne quelli realizzati dopo la costruzione della carta.
1 La ricerca della posizione assoluta e le coordinate geografiche.
Per determinare la posizione assoluta di un punto sulla superficie terrestre si prendono come riferimento un meridiano e l’equatore ; così le coordinate del punto saranno date dalla distanza angolare tra il punto e le due circonferenze che definiscono l’equatore e il meridiano. La distanza tra il punto ed il meridiano è detta longitudine ; la distanza tra il punto e l’equatore è detta latitudine.
La Latitudine ( Lat.) è la distanza che intercorre tra il punto e l’equatore misurata in gradi o frazione di essi. Essa si distingue in Nord e Sud.
La Longitudine (Long.) è la distanza che intercorre tra il punto e il meridiano fondamentale misurata in gradi o frazioni di essi. Essa viene distinta in Est e Ovest.
Per semplificare le misurazioni si utilizza un meridiano di riferimento detto meridiano fondamentale passante per l’osservatorio di Greenwich presso Londra. In conclusione, ogni punto della Terra è identificato dalle due coordinate geografiche in modo assoluto: altri punti hanno la stessa latitudine o la stessa longitudine, ma in nessun caso potranno coincidere entrambi i valori.
Ogni paese ha un proprio meridiano di riferimento di cui si conosce la posizione rispetto al meridiano fondamentale. Per l’Italia il meridiano di riferimento passa per l’osservatorio di M. Mario in Roma che dista 12° 27’ 18’’ da Greenwich.
La longitudine è misurata in 180° E e 180° O.
La latitudine è misurata col sestante. Esso misura gli angoli verticali. La latitudine viene misurata quando il sole raggiunge la culminazione massima in quel punto, cioè il mezzogiorno. Si sa infatti che l’altezza che il Sole raggiunge sul piano dell’orizzonte di un punto è il completamento a 90° della latitudine del punto stesso. Per la determinazione della latitudine bisognerà tener conto della declinazione solare che varia durante l’anno e che è riportata su apposite tabelle, dette effemeridi astronomiche.
La determinazione della longitudine è basata sulla differenza di ora, o meglio, delle ore locali tra due punti della superficie terrestre. Se l’ora locale anticipa sull’ora del meridiano fondamentale, il punto è situato ad oriente, se invece ritarda, il punto è situato ad occidente. Oggi viene effettuato il trasporto dell’ora del meridiano di riferimento ch’è confrontata con l’ora del punto considerato.
L’altimetria viene misurata o attraverso il barometro, cioè con un sistema di misura indiretta o con la triangolazione che è un sistema di misura indiretta.
1 Le carte geografiche
Poiché la Terra ha la forma di uno sferoidale, il sistema migliore per poterla rappresentare è attraverso la costruzione di globi sui quali sono rappresentati i tratti principali della superficie terrestre in modo tale che le distanze reciproche e le posizioni relative dei vari oggetti sono rigorosamente conservate. Ma i globi per essere maneggevoli devono essere di piccola dimensione e in tal caso possono solo rappresentare i tratti principali della superficie terrestre. Per lo studio particolareggiato della Terra si adoperano le carte geografiche che rappresentano tutto o parte della superficie terrestre riportandola su di un piano.
Le carte possono essere definite delle rappresentazioni ridotte, approssimate e simboliche della superficie terrestre. Sono ridotte perché è stabilito un rapporto tra la dimensione sulla carta e quella reale della superficie, tale rapporto prende il nome di scala.
Le carte geografiche sono approssimate perché, non essendo possibile riportare la superficie di una sfera su di un piano, ogni rappresentazione risulta più o meno deformata. Sono simboliche perché ogni oggetto o elemento della carta è indicato con appropriati simboli cartografici.
La scala è data dal rapporto tra la lunghezza misurata sulla carta e la reale lunghezza ad essa corrispondente sul terreno.
Sulla carta geografica è presente sia la scala numerica che quella grafica.
La scala numerica è indicata dalla frazione formata dal valore della carta al numeratore, generalmente indicato dall’unità, sul valore reale misurato sul terreno. Poiché si tratta di rapporti, si conclude che tanto minore è il denominatore della frazione tanto più grande risulta la scala:
C : T = 1 : N
Dove C indica il valore sulla carta, T quello sul terreno ed N il rapporto.
La scala grafica sulle carte geografiche è utilizzata per effettuare una immediata determinazione della distanza reale tra due punti sulla carta o per sapere la distanza sulla carta conoscendo quella reale. A sinistra dello zero sulla scala grafica è riportata una unità divisa in sotto unità grafiche per conoscere i valori parziali di unità.
1Classificazione delle carte
Le carte che rappresentano l’intera superficie terrestre vengono chiamate “mappamondi o planisferi”.
Si distinguono inoltre: carte a grandissima scala (inferiori a 1:10.000) dette mappe o planimetrie; carte a grande scala ( comprese tra 1:10.000 e 1:200.000) dette carte topografiche; carte a scala media ( comprese tra 1:200.000 e 1:1.000.000) che sono dette corografiche; ed infine, carte a piccola scala cioè superiori a 1:1.000.000 che sono quelle più propriamente geografiche.
Le carte inoltre vengono distinte in carte normali che rappresentano le fattezze naturali e le opere umane esistenti sulla superficie terrestre e le carte speciali che vengono costruite per particolari finalità quali: le carte idrografiche; nautiche; aeronautiche ecc..
1Le proiezioni geografiche
La superficie della Terra è sferica, di conseguenza non è sviluppabile su di un piano se non effettuando delle deformazioni. Quindi ogni carta rappresenta la superficie terrestre con delle deformazioni.
In sostanza, le proiezioni geografiche rappresentano su di un piano il reticolo geografico costituito da meridiani e paralleli. In questo modo le proiezioni geografiche servono ad attenuare le inevitabili alterazioni e ad evitarne alcune al posto di altre.
Una fedele rappresentazione dovrebbe mantenere inalterate tre condizioni: mantenere inalterati gli angoli; mantenere i rapporti tra le lunghezze; mantenere inalterati i rapporti tra le aree. Visto che tutte e tre queste condizioni non possono essere soddisfatte le carte vengono distinte in equivalenti (se mantengono inalterati i rapporti tra le aree); equidistanti ( se mantengono inalterati i rapporti tra le distanze); isogoniche o equiangolari (se mantengono inalterati i rapporti tra gli angoli). Le alterazioni sono tanto minori quanto più piccola e la porzione di superficie rappresentata, viceversa sono tanto maggiori quanto più grande è la porzione di superficie rappresentata.
Le proiezioni si distinguono in proiezioni vere e proiezioni convenzionali. Le proiezioni vere sono fondate su principi matematici e geometrici; da queste derivano le proiezioni modificate, ricavate per particolari usi. Le proiezioni convenzionali sono fondate su principi empirici, cioè su regole indipendenti dalla matematica. Inoltre, le proiezioni possono essere azimutali, quando viene utilizzato un piano di proiezione, o possono essere per sviluppo, cioè quando viene utilizzato un solido, come il cilindro ed il cono che poi viene disteso su di un piano.
1Proiezioni vere azimutali
Il procedimento per realizzare le carte si chiama proiezione perché consiste nel proiettare geometricamente il reticolato dei meridiani e dei paralleli su una superficie ausiliaria; nel reticolato proiettato si disegnano poi i vari elementi geografici. Se la superficie ausiliaria è un piano la proiezione viene definita prospettica; se si tratta di un solido (cono o cilindro) si definisce di sviluppo.
Il piano ausiliario tocca la superficie solo in un punto, e secondo la posizione di questo le proiezioni prospettiche vengono definite equatoriali, polari od oblique. Il punto origine della proiezione sta sempre sulla congiungente tra punto di proiezione e centro della Terra.
Le proiezioni azimutali si distinguono in quattro tipi:
- proiezioni ortografiche con il punto di vista posto all’infinito;
- proiezioni stereografiche con il punto di vista posto sulla superficie terrestre, ma in posizione opposta rispetto al piano;
- proiezioni scenografiche con il punto di vista posto all’esterno della Terra;
- proiezioni centrografiche con il punto posto al centro della Terra.
Inoltre, Il piano ausiliario tocca la superficie solo in un punto, e secondo la posizione di questo, le proiezioni prospettiche vengono definite polari, equatoriali e oblique.


1Proiezioni per sviluppo
Questo tipo di proiezione si basa sulla capacità che hanno alcuni solidi di avere una superficie laterale sviluppabile su di un piano. Così le proiezioni per sviluppo si possono distinguere in due grandi categorie: cilindriche e coniche. La loro precisione è superiore rispetto a quella delle proiezioni azimutali perché la tangenza avviene lungo una linea e non è limitata a un solo punto. L'orientamento del solido ausiliario si chiama retto quando il suo asse coincide con quello terrestre, trasverso se l'asse giace nel piano equatoriale, obliquo per tutti gli altri orientamenti. La precisione aumenta se cono e cilindro sono secanti anziché tangenti, dato che la rispondenza perfetta tra Terra e solido ausiliario si ha lungo due linee invece di una, e queste proiezioni vengono dette modificate.
Le operazioni di proiezione per sviluppo si effettuano immaginando di avvolgere il globo terrestre con un cono retto o con un cilindro retto, in modo tale da far coincidere l’asse del solido con l’asse terrestre e proiettando sulla superficie laterale la rete di meridiani e paralleli.
Le proiezioni cilindriche si distinguono in : proiezione cilindrica vera; piano-quadrata; piano-rettangolare e di Mercatore.
Le proiezioni coniche si distinguono in: proiezione conica vera; proiezione conica secante; conica modificata.
1Proiezioni convenzionali
Le proiezioni convenzionali sono quelle che non si basano su principi geometrici ma su procedimenti empirici e si dividono in due grandi categorie principali: pseudocilindriche e pseudoconiche. Da aggiungervi vi sono le proiezioni interrotte.
Le proiezioni pseudocilindriche sono adoperate per la costruzione di planisferi nei quali si evidenziano fenomeni di massa nella loro distribuzione geografica. Esse sono a contorno ellittico ed anno il pregio della equivalenza.
Le proiezioni pseudoconiche sono usate specialmente per la costruzione di carte geografiche di facile esecuzione.
Le proiezioni interrotte utilizzano l’accorgimento di interrompere la continuità della rete dei meridiani e paralleli che consente di mantenere l’equivalenza e di ridurre le alterazioni. La rottura del reticolo può essere effettuata in corrispondenza degli oceani, se ciò che interessa sono i continenti, oppure, in corrispondenza dei continenti, se ciò che interessa sono gli oceani.
Una convenzionale semplice è quella di Eckert: una linea retta rappresenta l'equatore e una lunga la metà costituisce il meridiano centrale della carta; alle sue estremità due linee della stessa lunghezza rappresentano i poli. I meridiani sono archi di ellissi tanto più curvi quanto più distano dal meridiano centrale e i paralleli sono distanziati dall'equatore in modo da mantenere l'equivalenza tra le diverse fasce di latitudine. Le proiezioni convenzionali sono usate per i planisferi, quando la distribuzione mondiale di qualche fenomeno interessa più della precisione nel rappresentare terre e mari.
1Gli Atlanti
L'Atlante è una raccolta ordinata di carte geografiche di tutto il mondo, in quanto le carte si succedono secondo logica, ed è uno strumento indispensabile per chiunque studi la Geografia e la Storia.
In tutti gli Atlanti si riscontra la «centromania» umana, dato che cominciano sempre con le carte del Paese (e del continente) cui sono in primo luogo destinati. Nelle ultime pagine si trova l'elenco dei toponimi, cioè dei nomi di tutte le località riportate nell'Atlante, con l'indicazione delle tavole in cui rintracciarle.
Il più grande cartografo dell'antichità, Claudio Tolomeo (II secolo d.C.) aveva realizzato una raccolta di carte della parte del mondo allora nota, decisamente limitata. Solo 1400 anni dopo il cartografo fiammingo Gerardo Kramer detto Mercatore (1512-1596) poté concepire per primo la realizzazione delle carte di tutto il mondo; non si conoscevano ancora Australia e Antartide, ma il mondo era stato circumnavigato e si poteva realizzare una raccolta di carte a stampa, riproducibili e vendibili in molti esemplari. L'opera uscì in tre volumi, e la prima parola del lungo titolo latino era Atlas, cioè Atlante; pochi anni prima, però, era già riuscito a pubblicare una raccolta di carte del mondo, intitolata Theatrum Orbis Terrarum il conterraneo Abramo Ortelio (1527 1598). I lavori dei due fiamminghi ebbero un successo enorme, senza competitori per quasi due secoli: furono realizzate ed esaurite decine di edizioni, anche in formato tascabile e tradotte in molte lingue.
Gli atlanti sono molto diversi tra loro sia per numero di carte che per ricchezza di particolari ( le singole carte possono essere più o meno ben disegnate, curate, particolareggiate ecc.). Un buon Atlante comprende anche un corredo di carte, grafici e diagrammi relativi a fenomeni naturali ed economici ( ne parleremo nei prossimi paragrafi).
1Le carte topografiche
Nelle carte topografiche si cerca di far in modo che ogni oggetto geografico sia rappresentato con forme simili e con dimensioni proporzionate alla realtà. A tale scopo si è convenuto di raffigurare i vari oggetti presenti sul territorio con simboli convenzionali sulla carta. I simboli cartografici o convenzionali sono in tre grandi categorie, a seconda che riguardano la planimetria, l’altimetria e le scritture.
I simboli planimetrici sono distinti in cinque gruppi:
- segni convenzionali che riguardano l’idrografia (coste, laghi, fiumi, saline, ecc.);
- segni convenzionali che rappresentano le vie di comunicazione (strade, ferrovie, mulattiere, teleferiche, ecc.);
- segni convenzionali che rappresentano la vegetazione;
- segni convenzionali che rappresentano i fabbricati ed opere stabili;
- segni convenzionali che rappresentano i confini politici amministrativi e di proprietà.
Tutti questi simboli distinti per gruppi sono raccolti nella legenda della carta topografica e distinti per i diversi colori.
1Simboli altimetrici
Le curve di livello
Le curve di livello o curve altimetriche o isoipse sono linee, in genere curve, che congiungono i punti del terreno di uguale altitudine. Si può immaginare che queste curve derivino dall’intersezione di piani paralleli col rilievo, sono equidistanti tra loro ed hanno la stessa distanza dal livello del mare. Le isoipse sono tanto più vicine quanto maggiore è l’inclinazione del pendio. Esse sono sempre perpendicolari alle linee di massima pendenza. Le isoipse sono disegnate ad uguale distanza verticale (5 m., 10 m., 25 m., 100 m.). tra queste si distinguono curve direttrici ed ausiliarie. Con lo stesso criterio sono disegnate le curve di uguale profondità dette batimetriche o isobate.
Nelle carte geografiche le curve di livello sono presenti in numero limitato e scelte opportunamente per le altezze più significative (200 m., 500 m., 1000 m., 1500 m., 2000 m., 3000 m.). Per fare notare le differenze di livello e dare maggiore risalto alla rappresentazione si distinguono con colori diversi (tinte altimetriche e batimetriche).
Le carte a curve di livello permettono di tracciare il profilo altimetrico di qualsiasi rilievo lungo qualsiasi percorso.


1La carta topografica d’Italia
Lo Stato italiano ha provveduto alla costruzione della carta topografica del proprio territorio. Tale costruzione è stata effettuata dall’Istituto Geografico Militare (IGM) che ha rilevato l’intero territorio nazionale ed ha realizzato la carta topografica d’Italia, in scala 1.100.000. Tutta intera sarebbe lunga una dozzina di metri, ma naturalmente è stata suddivisa in tante parti, dette fogli. Ogni foglio occupa una superficie di 30’ di grado di parallelo e di 20’ primi di grado di meridiano, quindi piuttosto limitata: in quell’ambito ristretto una carta può essere simultaneamente equivalente, equidistante e conforme.

La proiezione è parte di un sistema internazionale che fa uso di 30 cilindri trasversi, tangenti quindi lungo 30 cerchi meridiani, e detta Universale Trasversale di Mercatore (UTM):.
Il sistema cartografico universale (UTM)
Il sistema Cartografico Universale Trasverso di Mercatore (UTM) (universale perché adottato in tutto il mondo, trasversale per come sono orientati i cilindri, di Mercatore perché dedicata al cartografo che più ha studiato le proiezioni cilindriche)è un sistema adottato internazionalmente per la costruzione di carte topografiche ed è basato su una proiezione cilindrica trasversa di Mercatore (o isogona di Gauss) .
Nella rappresentazione UTM la superficie terrestre viene suddivisa in fusi, fasce, zone, quadrati di 100 km di lato e reticolato chilometrico. Ogni fuso è una parte della superficie terrestre compresa tra due meridiani che distano tra loro 6° di longitudine; vi sono quindi 60 fusi. L’Italia è compresa nei fusi 32 e 33, quest’ultimo prolungato di 30'.
Ogni zona viene suddivisa in quadrati di 100 km di lato tracciando linee orizzontali e verticali; ogni quadrato viene indicato con una coppia di lettere che si riferiscono alla riga e alla colonna alle quali appartiene.
I reticolati chilometrici sono costituiti da rette parallele ai due assi di riferimento che sono l’equatore e il meridiano centrale del fuso. Servono per poter definire la posizione di un punto con coordinate espresse in chilometri. All’equatore si assegna valore 0. Al meridiano centrale si assegna valore 500 per non avere valori negativi; pertanto, i meridiani ad ovest di esso hanno valori minori di 500, quelli ad est maggiori.
Una fascia è una porzione della superficie terrestre compresa tra due paralleli distanti 8° di latitudine. Le fasce vanno dal parallelo 80° Nord al parallelo 80° Sud. Le fasce si indicano con lettere dell’alfabeto. L’Italia si trova compresa nelle fasce S e T.
Una zona è individuata dall’intersezione di un fuso con una fascia ed è indicata da un numero (quello del fuso) e da una lettera (quella della fascia). L’Italia è compresa nelle zone 32T, 33T, 32S, 33S.

La carta topografica d’Italia ha come meridiano fondamentale quello passante per Roma Monte Mario che si trova a 12° 27’13’’ad Est del meridiano di Greenwich . E’ stata usata la proiezione cilindrica di Gauss modificata dal geografo italiano Boaga.
Il territorio italiano è stato diviso in due fusi di ampiezza di 6° gradi e distinti in Est e Ovest.
Su alcune edizioni della carta topografica è presente per scopi militari un reticolo chilometrico a maglia quadrata di 1 Km di lato.
. La carta topografica d’Italia è costituita da 285 fogli al 1:100.000, ciascuno dei quali è distinto da un numero d’ordine e prende il nome del centro abitato o dell’oggetto geografico più importante che vi è incluso. Ogni foglio è diviso in quattro unità inferiori detti quadranti in scala al 1:50.000 numerati, nel senso delle lancette dell’orologio, in numeri romani. Ogni quadrante è suddiviso in tavolette in scala al 1:25.000 indicati con i punti cardinali (NO, SE, SO,NE). Anche queste come anche i quadranti e i fogli prendono il nome della località geografica più importante in essa contenuta.
Di recente sono state stampate dall’IGM edizioni policrome del foglio al centomila; attualmente l’IGM è impegnato nella costruzione della carta topografica d’Italia policroma 1:50.000.
Orientamento della carta
La prima funzione della bussola è quella di permettere l'orientamento della carta topografica. Per fare ciò è sufficiente
allineare il bordo laterale piatto della bussola con la cornice laterale della carta, quindi orientare la carta fino a che l'ago non si congiunge con l'indice.
In altre parole, l'ago, il bordo laterale della bussola e il bordo laterale della carta devono essere perfettamente paralleli.
Per maggiore precisione si ricordi che nell'angolo in alto a sinistra della carta topografica è solitamente indicata la declinazione magnetica, cioè la correzione da apportare rispetto al nord magnetico per le misure effettuate nell'area cartografica. Solitamente questa correzione non è necessaria, a meno che non vi sia una notevole anomalia magnetica.
Rilevamento del punto in carta
Fare il "punto in carta" significa individuare la propria posizione sulla carta topografica. Per fare ciò è necessario individuare visivamente almeno tre obiettivi la cui posizione sia stata cartografata (campanile, cimitero, incrocio stradale, cima di un monte, ecc.). Puntando la bussola nella direzione dell'obiettivo, se ne rileva l'orientamento, quindi si traccia sulla carta una linea passante per l'obiettivo con la medesima orientazione. L'incrocio delle tre linee individua il punto in carta (vedere figura).

Il rilevamento della direzione dell'obiettivo si effettua traguardando l'allineamento obiettivo-tacca di mira e leggendo sulla ghiera graduata l'angolo tra l'indice della bussola e la direzione dell'ago. In altre parole bisogna stabilire con quale angolo la direzione dell'obiettivo diverge dalla direzione del NORD e da quale parte (EST o OVEST). La figura sotto spiega molto più chiaramente di cosa si tratta.

Questa manovra si esegue tenendo la bussola poggiata orizzontalmente sul pugno chiuso, con il pollice agganciato nell'anello. Per maggiore precisione si può anche fissare la bussola su di un cavalletto fotografico mediante il foro di innesto a vite. La bolla garantisce il controllo dell'assetto orizzontale durante la misura.
L'angolo rilevato (lettura attraverso il prisma o dopo il blocco dell'ago) si annota scrivendolo tra il NORD e la direzione di divergenza. Se ad esempio il campanile distasse 25 gradi dalla direzione NORD girando la bussola verso OVEST (come nelle figure) allora la dicitura sarà: N25W. Per la cima del monte potrebbe essere invece: N30E.
Una volta appuntate queste misure sul libretto di campagna, in qualsiasi momento sarà possibile tracciare in carta le rette corrispondenti e individuare il punto in questione. Questa procedura è dunque utile anche a posteriori per rintracciare i punti in cui sono stati raccolti dei campioni. Le corrispondenti coordinate geografiche si rilevano quindi sulla carta stessa.
1Le carte tematiche e le rappresentazioni grafiche
Le carte tematiche rappresentano, su una base geografica, (singoli fatti e fenomeni fisici, biologici, umani ed economici) un tema particolare, messo in evidenza con opportuni procedimenti grafici in modo che la carta permette di coglierne le correlazioni.
Le carte tematiche vengono distinte in: qualitative e quantitative.
Le carte tematiche qualitative derivano da quelle generali sulle quali il fenomeno geografico viene evidenziato o da tinte differenti o da tratteggio diverso( distribuzione della vegetazione, delle religioni, delle popolazioni).
Le carte tematiche quantitative sono quelle che su basi cartografiche particolari portano sovrapposti tratteggi, colori per indicare non solo la qualità ma anche l’ordine d’importanza e di grandezza (quantità, intensità, capacità).
Tutti questi metodi rientrano nella grande categoria delle rappresentazioni grafiche dei fenomeni statistici chiamati in generale diagrammi.
I diagrammi
Nella costruzione dei diagrammi bisogna mantenere, fra le grandezze rappresentate nel grafico lo stesso rapporto che c’è fra le grandezze che sono messe a confronto nella realtà.
Quando si vogliono confrontare oggetti che differiscono solo per un determinato modulo si utilizzano i diagrammi lineari (lunghezza dei fiumi).
Allorché si tratta di rappresentare l’andamento di fatti e fenomeni secondo una variabile si ricorre a diagrammi che utilizzano gli assi cartesiani detti diagrammi cartesiani. Un diagramma cartesiano può essere anche multiplo.
Si utilizzano diagrammi aereometrici quando si vogliono rappresentare e confrontare dati di superficie utilizzando figure piane di varia forma.
Quando le variazioni del fenomeno sono piccole si adoperano gli ortogrammi che rappresentano i diversi valori del fenomeno stesso con le aree dei rettangoli di basi uguali. Un diagramma cartesiano è la piramide d’età di una popolazione che è costituito da due ortogrammi contrapposti.
I diagrammi areali si prestano bene ad essere decomposti ed a rappresentare il fenomeno principale insieme ai suoi caratteri particolari.
Quando il fenomeno dipende da due variabili quantitative si usano i diagrammi volumetrici.
Esistono, inoltre, diagrammi a nastro per indicare percorsi particolari; diagrammi polari quando il fenomeno quantitativo è funzione di una variabile ciclica.
I cartogrammi servono per rappresentare quei fatti e fenomeni fisici che variano di quantità ed intensità da luogo a luogo di un territorio. Si distinguono cartogrammi a mosaico, a curve di livello, cartogrammi a punti e cartogrammi misti (punti, sfere e linee); sono presenti anche cartogrammi areali e volumetrici.
1I GRAFICI
I grafici servono a visualizzare in modo sintetico fenomeni geo‑economici descritti normalmente attraverso la statistica. Tale rappresentazione assume particolare validità e interesse quando non vi sono leggi matematiche che possano contribuire a raffigurare i fatti con una formula.
Alcuni grafici (grafico cartesiano o diagramma semplice) si prestano meglio a visualizzare l'andamento dei fenomeno nel tempo, altri (diagramma a colonne, istogramma, areogramma) a mostrare come si articola.
1Il diagramma semplice o cartesiano
È formato dall'intersezione di due assi (x, y) che sono fra loro perpendicolari. Su ognuno dei due si riporteranno punti equidistanti: su y (asse delle ordinate) saranno segnati i valori numerici assoluti o percentuali che si vogliono rappresentare; su x (asse delle ascisse) ì dati relativi alla scansione temporale che interessa. Le distanze dei punti di riferimento vanno rapportate ai valori presi in esame.
Consideriamo per esempio il numero dei residenti in un comune immaginario, nel quinquennio 1985‑1990; i dati sono strutturati nella fig. A.
anno |
residenti |
1985 |
5.500 |
1986 |
6.000 |
1987 |
7.000 |
1988 |
10.000 |
1989 |
10.500 |
1 990 |
11.000 |
|
|
Fig. B
Dopo aver verificato che i valori da riportare sull'asse delle ordinate sono contenuti in due estremi non particolarmente divergenti, si decide di suddividere la retta in segmenti equivalenti, ciascuno dei quali raffigura un insieme di 2.000 abitanti.
Si fanno poi convergere due linee perpendicolari, la prima delle quali parte dal punto sull'asse delle x che corrisponde all'anno 1985; l'altra dal punto sull'asse delle y che rappresenta il primo valore numerico (5.500).
Si procede in questo modo per tutti gli altri valori e, alla fine, si uniscono tutti i punti di convergenza e si ottiene una figura (una linea) che indica la tendenza dei fenomeno rappresentato. Esso, in questo caso, mostra un andamento sempre crescente, particolarmente accentuato tra il 1987 e il 1988 (fig. B).
Con questo tipo di grafico possono essere rappresentate contemporaneamente più situazioni relative allo stesso fenomeno: per esempio l'andamento in un certo periodo dell'occupazione nei tre settori fondamentali dell'economia in una regione, oppure l'andamento degli occupati nell'agricoltura in alcuni stati. In questi casi, per distinguere i settori o gli stati si ricorre all'uso di colori diversi per disegnare le varie linee relative a ognuna delle situazioni esaminate. I valori rappresentati potrebbero essere sia positivi sia negativi; per raffigurare questi ultimi si prolunga l'asse delle ordinate verso il basso e una parte della linea risultante scorrerà almeno in parte nel quadrante posto sotto l'asse delle ascisse.
1Il diagramma lineare
Si usa per rappresentare e confrontare misure lineari.
Nell'esempio qui riportato le lunghezze dei maggiori fiumi italiani sono raffigurate mediante barre orizzontali la cui misura è proporzionale all'estensione reale.
Dopo aver scelto, in rapporto al valore massimo da rappresentare, una conveniente unità di misura, si riportano dei segmenti di riferimento su una linea retta orizzontale, la cui lunghezza è maggiore o uguale alla distanza lineare massima considerata.
In corrispondenza di ognuno dei punti individuati sulla retta, si tracciano delle verticali che agevolano la visualizzazione e il confronto tra le barre che raffigurano la lunghezza dei fiumi.

1Il diagramma a colonne
Questo tipo di grafico, detto anche ortogramma, può essere usato in primo luogo quando si tratta di visualizzare le variazioni nel tempo di un fenomeno misurabile, ma incostante e variabile nel corso degli anni (per esempio la portata di un fiume o la piovosità rilevata in una località nei vari mesi di un certo anno).
Il diagramma a colonne è ugualmente prezioso quando si tratta di mostrare l'articolazione interna di un fenomeno e favorire il confronto tra valori che fanno parte di uno stesso insieme .(per esempio la superficie delle province di una regione, oppure gli addetti ai tre settori economici, la popolazione dei continenti ecc.). In quest'ultimo caso può essere usato in alternativa all'areogramma circolare che mostreremo in seguito. I valori rappresentati nel primo caso sono sia assoluti sia percentuali; questi ultimi sono usati di frequente nel secondo caso.
E’ anche possibile, con questo grafico, accostare due diverse grandezze, per esempio la popolazione e la superficie delle province di una regione; in questo caso le grandezze vanno contraddistinte con colori o tratteggi diversi.
Nel diagramma a colonne i dati vengono rappresentati mediante colonnine colorate.
Precipitazioni avvenute nella località immaginaria Zeta nell'anno 1991 ‑ valori ‑espressi in mm Esempio 1.
Visualizzazione delle precipitazioni rilevate in una località nei vari mesi dell'anno.
Piovosità totale mm 1131.
I valori percentuali sono posti tra parentesi |
95 |
(8,4) |
Luglio |
105,5 |
(9,3) |
|||||
Febbraio |
141 |
(12,4) |
Agosto |
57,5 |
(5,0) |
|||||
Marzo |
94,5 |
(8,3) |
Settembre |
114 |
(10,0) |
|||||
Aprile |
147 |
(13,10) |
Ottobre |
75,5 |
(6,7) |
|||||
Maggio |
96 |
(7,6) |
Novembre |
25,5 |
(2,2) |
|||||
Giugno |
104,5 |
(9,2) |
Dicembre |
85 |
(7,5) |
|||||
|
|
|
|
|
|
|
||||

Per la costruzione dei grafico si impiegano ancora gli assi cartesiani, che vanno riportati su un foglio di carta millimetrata: sull'asse delle ascisse si delimitano, l'uno accanto all'altro, gli spazi corrispondenti alle colonnine dei vari mesi dell'anno. Poiché si opta per l'uso dei valori percentuali (ottenuti impostando la proporzione: valore mensile: valore annuale = x: 100), in cima all'asse delle ordinate si scrive il simbolo %. Dopo aver considerato il massimo valore da riportare nel grafico (nei nostro caso 13%), si sceglie una unità di misura conveniente e si suddivide l'asse in segmenti uguali: ognuno di essi rappresenta un determinato valore percentuale (nell'esempio qui riportato è il 2%).
Dopo aver tracciato una griglia di riferimento, si disegnano le varie colonne in modo che siano proporzionali al valore percentuale.
provincia |
popolazione |
% |
superficie (in kmq) |
% |
Pesaro-Urbino |
334.843 |
(23.5) |
2.892 |
(30) |
Ancona |
436.535 |
(30,5) |
1.940 |
(20) |
Macerata |
295.010 |
(20,7) |
2.774 |
(28,5) |
Ascoli Piceno |
361279 |
(25,3) |
2.087 |
(21,5) |
Totale |
1.427.667 |
100 |
9.693 |
100 |
Marche: dati 1991

Esempio 2.
Raffigurazione e confronto tra dati relativi a popolazione e superficie delle province che compongono la regione Marche.
Si segue lo stesso procedimento visto in precedenza anche quando si vogliono rappresentare valori percentuali relativi a superficie e popolazione. Nel caso qui proposto le colonnine si riferiscono a realtà diverse, perciò sono state distinte mediante l'uso di colori differenti, il cui significato è chiarito nella legenda. I dati che riguardano la superficie e la popolazione sono stati raggruppati per provincia e distanziati gli uni dagli altri per favorire la lettura dei grafico.
1La piramide delle età
Fa parte della famiglia dei diagrammi a colonna e degli istogrammi, e serve a visualizzare la composizione della popolazione di, una regione o di uno stato per fasce di età. 1 dati sono forniti in valori assoluti o percentuali.
La piramide delle età risulta dalla sovrapposizione di barre orizzontali, ciascuna delle quali rappresenta in modo proporzionale un dato che riguarda la consistenza di una classe di individui residente in un determinato territorio.
Popolazione della Calabria suddivisa per fasce d'età (valori percentuali)

fasce d'età - 14 anni |
valori % 25,4 |
15 - 29 anni |
25,7 |
30 - 44 anni |
17,3 |
45 - 59 anni |
16,1 |
60 - 74 anni |
11 |
75 e oltre |
4,5 |
|
|
Spesso vengono realizzate piramidi che visualizzano contemporaneamente la consistenza della popolazione maschile e di quella femminile. In tal caso si traccia una linea perpendicolare alla base del grafico, in modo da scindere ogni barra in due parti: a sinistra vi saranno i segmenti di barra che raffigurano la consistenza della popolazione maschile e a destra quelli che raffigurano la popolazione femminile; il grafico risultante sarà asimmetrico quasi in ogni caso.
Le piramidi delle età servono a mettere in luce alcuni tra i più importanti fenomeni demografici. In Italia e nei maggiori paesi industrializzati la "base" della piramide tende oggi a ridursi, per effetto della contrazione delle nascite. Al contrario, nei paesi meno avanzati dal punto di vista economico, la base tende a espandersi, a causa dei tasso di natalità solitamente elevato. Al tempo stesso, ove si scelga di distinguere la popolazione secondo i sessi, apparirà con la massima chiarezza la prevalenza numerica della popolazione femminile su quella maschile. Essa è dovuta a ragioni naturali (nascono più donne che uomini) e a fattori che riguardano l'organizzazione della società (generalmente gli uomini svolgono lavori più pesanti che provocano un più rapido deperimento del fisico e hanno perciò una speranza di vita inferiore a quella delle loro coetanee).
1L'istogramma
Usato propriamente per indicare la frequenza con cui un fenomeno si presenta, questo grafico ha delle analogie con il diagramma a colonne. Anche l'istogramma è basato sugli assi cartesiani; sull'asse delle ascisse si classificano i fenomeni che si vogliono considerare, mentre su quello delle ordinate si riportano le occorrenze dei fenomeni. Per esempio, vogliamo riassumere con un'immagine un'inchiesta sul grado di istruzione dei genitori degli alunni di una classe.
CLASSE 1 A: |
20 studenti |
(40 genitori in totale) |
Licenza elementare: 10 |
Diploma di scuola |
media "inferiore- 15 |
Diploma di scuola |
media superiore: 8 |
Laurea: 7 |
Sull'asse orizzontale sono riportati i vari gradi di istruzione. Sull'asse verticale si riporta una scala graduata che si riferisce alla frequenza con cui si presentano i gradi di istruzione in esame.

1L'areogramma
Si usa alternativamente al diagramma a colonne quando si devono rappresentare le suddivisioni o articolazioni interne di un fenomeno. L'intero (ossia la quantità totale cui le singole parti si riferiscono) può essere rappresentato da un quadrato, da un rettangolo, oppure da un cerchio (in questo caso si avrà il diagramma circolare o grafico a torta).
Di norma l'areogramma si costruisce ricorrendo alle percentuali per individuare il corrispettivo della parte sul tutto.
Esempio l. Rappresentazione mediante un grafico a torta della ripartizione degli occupati nei tre settori economici in Italia nel 1982.
1 |
valori assoluti |
valori percentuali |
Agricoltura |
2.522.000 |
12,3 |
Industria |
7.527.000 |
36,7 |
Terziario |
10.444.000 |
51 |
Totale |
20.493.000 |
100 |

Occupati nei tre settori economici
Si devono considerare in primo luogo i valori percentuali riferiti ai tre settori economici (cfr. tabella). Tali dati si possono comunque ricavare da quelli assoluti con una proporzione; desiderando calcolare, per esempio, la percentuale degli addetti dei settore agricolo, si dovrà impostare la seguente proporzione:
2.522.000 : 20.493.000 = X : 100
Si deve poi calcolare mediante una proporzione l'ampiezza, espressa in gradi, degli spicchi che corrispondono ai dati percentuali considerati. Per gli occupati nell'agricoltura si procede nel modo seguente:
12,3 : 100 = X : 360°
X = 44° 20’
I valori in gradi relativi agli altri due settori sono i seguenti: industria 132° 6’; terziario 183° 34’.
Dopo aver individuato i valori in gradi, con l'ausilio di un goniometro si tracciano gli spicchi all'interno dei cerchio. Ognuno dei settori verrà riempito con una colorazione differente. La costruzione dell'areogramma rettangolare è più semplice perché fa riferimento ai soli valori percentuali. Il lato di base corrisponde al 100%.
Esempio 2. Rappresentazione con areogramma rettangolare della superficie agricola italiana coltivata.
superficie agricola coltivata dell'Italia |
valori assoluti (in migliaia di ha) |
valori % |
Seminativi |
9.061 |
52 |
Coltivazioni foraggiere permanenti 4.944 Coltivazioni permanenti 3.430 |
28,3 19,7 |
|
Totale |
17.435 |
100 |
Le sezioni hanno una superficie proporzionale alla percentuale dell'intero che vogliono rappresentare, e si differenziano l'una dall'altra per il colore diverso.
1Gli ideogrammi
Servono a visualizzare le produzioni agricole, minerarie, energetiche o manifatturiere. Sono disegni che riproducono in forma ridotta, semplice e stilizzata l'oggetto della rappresentazione (per esempio bovini, limoni, spighe di grano, barili di petrolio, automobili ecc.). Se si devono rappresentare gli occupati nei tre settori si disegneranno delle sagome che riproducono contadini, operai e impiegati.
Desiderando raffigurare con ideogrammi i dati sugli occupati nei tre settori dell'economia già riportati nel paragrafo precedente, decidiamo di far corrispondere ogni sagoma a un valore numerico conveniente (per esempio 250.000 addetti).
Suddividendo ogni valore assoluto per 250.000, otteniamo il numero delle sagome da disegnare (precisamente 10 per l'agricoltura, 30 per l'industria, 41 e 3/4 per il terziario), che sono riportate qui a fianco.
Spesso gli ideogrammi sono usati in associazione ad altri grafici (per esempio nei diagrammi a colonne); in questo caso servono a facilitarne la lettura.
1Il cortogramma
I cartogrammi sono rappresentazioni cartografiche semplificate che vengono usate per evidenziare, con opportuni tratteggi o colori di varia intensità, la maggiore o minore rilevanza assunta da un certo fenomeno in ciascuna delle circoscrizioni che compongono un certo territorio (per esempio, le province che formano una regione oppure gli stati che compongono un continente). Il cartogramma consente di effettuare in modo immediato analisi complesse e puntuali su realtà territoriali, mediante il confronto tra varie porzioni di territorio.
Per costruire un cartogramma bisogna munirsi di una carta muta dei territorio in esame, comprensiva dei confini delle circoscrizioni.
Il passaggio successivo consiste nell'individuazione delle classi di ampiezza o parametri, secondo i quali vengono ordinati in gruppi i dati considerati. E' importante che le classi siano omogenee, ossia è necessario raggruppare dati con valori simili, seguendo criteri chiaramente definiti.
La suddivisione in classi avviene dapprima considerando i valori percentuali minimo e massimo tra quelli rilevati: chiameremo campo di variabilità l'intervallo che sussiste tra i due valori.
Il numero delle classi è variabile e viene determinato da chi disegna il grafico in base ai dati da rappresentare: si parte da un minimo di tre classi e si può giungere, in alcuni casi, a superare le dieci se il campo di variabilità è particolarmente ampio.
L'ampiezza di ciascuna classe può essere costante o variabile. Nel primo caso l'ampiezza si ottiene suddividendo il campo di Variabilità per il numero di classi che si vogliono impiegare e approssimando per eccesso i risultati ottenuti; nel secondo caso, che si verifica quando i dati minimo e massimo divergono moltissimo tra loro, si aumenta gradualmente l'ampiezza nel passaggio da una classe all'altra.
L'elaborazione dei grafico continua con la classificazione, ossia con l'assegnazione di ogni dato a una classe; qualora un dato corrisponda al valore massimo di una classe, esso viene assegnato a quella di livello immediatamente superiore.
Esempio1. Costruzione di un cartogramma sugli addetti all'agricoltura in Italia nelle varie regioni.
Addetti all'agricoltura nelle regioni italiane, anno 1991 (valori percentuali)
Piemonte |
6,7 |
Marche |
9,7 |
Valle d'Aosta |
9,4 |
Lazio |
4,6 |
Lombardia |
3,1 |
Abruzzo |
11,7 |
Trentino - Alto A. |
10,8 |
Molise |
19,6 |
Veneto |
7,3 |
Campania |
11,9 |
Friuli - Venezia G. |
5,4 |
Puglia |
16,3 |
Liguria |
4,4 |
Basilicata |
20,2 |
Emilia - Romagna |
8,8 |
Calabria |
19,1 |
Toscana |
5,3 |
Sicilia |
14,1 |
Umbria |
8,8 |
Sardegna |
14,3 |

Fig. 1 Fig. 2 Produzione di arance,
mandarini e clementini
In questo caso, dopo aver procurato una carta muta dell'Italia con la suddivisione regionale, decidiamo di formare quattro classi di ampiezza costante. Il procedimento sarà il seguente:
a) reperimento dei valore minimo: 3,1 (Lombardia). Il dato viene approssimato, per difetto, a 0;
b) reperimento dei valore massimo: 20,2 (Basilicata). Il dato viene approssimato, per eccesso, a 21; c) calcolo dei campo di variabilità: 21 ‑ 0 = 21;
d) calcolo dell'ampiezza dei campo: 21/4 = 5,2. Il dato viene approssimato, per eccesso, a 5,5.
Le classi saranno, dunque, le seguenti:
0‑5,5%
5,5‑11%
11‑16,5%
16,5‑21%
Ogni classe verrà contrassegnata, nella legenda, con un quadratino di colore diverso (cfr. fig. 1) anche le regioni, di conseguenza, assumeranno queste colorazioni, secondo la classe alla quale verranno assegnate. Nel caso dei cartogrammi che visualizzano le produzioni, per indicare i dati di ogni regione si possono usare cerchi o quadrati di dimensione proporzionale ai valori da rappresentare (fig. 2). In tal modo confrontando le dimensioni delle figure geometriche appare chiaramente in quale area il fenomeno studiato ha maggior peso. I cartogrammi con ideogrammi indicano il volume di determinate produzioni della regione considerata. Esistono poi i cartogrammi realizzati con retini o tratteggi di densità proporzionale all'intensità con cui si presenta il fenomeno da mettere in luce.
Se ogni punto corrisponde a una certa quota di produzione, nelle zone maggiormente punteggiate si verifica un'intensificazione dei fenomeno esaminato.

1C. La metacarta
Sempre nell'ambito della rappresentazione quantitativa di un fenomeno, le metacarte sono utilizzate per rappresentare la superficie, la popolazione o determinate produzioni e servono a effettuare analisi comparative. Le metacarte rappresentano stati o regioni con figure geometriche elementari (quadrati o rettangoli), la cui superficie è proporzionale ai dati relativi a ogni entità territoriale.
Le figure sono disposte adiacenti le une alle altre e, come negli esempi riportati in questa pagina, riflettono la reciproca posizione geografica delle regioni (o degli stati nel caso di un continente). Le metacarte si costruiscono attribuendo un valore quantitativo a ogni quadratino che forma la figura geometrica corrispondente alla regione o allo stato. Tale unità di misura va indicata nella legenda.


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